






MADONNA DELLE GRAZIE
Si narra che era un comune giorno di un tempo non ben definito, dove ancora natura e uomo convivevano armoniosamente...
Si vuole che due giovani ragazzi, abitanti dell'allora piccolo villaggio, erano intenti a pascolare le loro caprette nel bosco. Uno dei due si allontanò alla ricerca di cibo e d'un tratto fu colpito da un grosso bagliore luminoso.
Chiamò subito l'altro per mostrare il fenomeno ed entrambi rimasero colpiti dalla bellezza e dalla immobilità di una gran Signora seduta su un trono, con un Bimbo sul braccio destro ed un libro, tenuto con l'altra mano, sulla gamba sinistra.
Narra la tradizione che la Vergine chiese di avere in quel luogo una cappella a Lei dedicata. La notizia ben presto si sparse per il piccolo borgo, che allora sorgeva intorno al posto dell'apparizione. In molti si recarono sul luogo per assistere al grande evento. La devozione comune spinse tutti nell'identico intento di soddisfare quella richiesta. E la piccola cappella delle Grazie venne edificata...
Tale gesto segnò l'inizio della storia del Santuario della Madonna delle Grazie che, nel tempo, conobbe il fiorente e crescente senso di devozione che da sempre ha contraddistinto le persone del posto. A Cariati vi è anche una chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie il 9 e 10 settembre si tiene la processione e la festa in suo onore, la processione inizia dalla chiesa appunto della Madonna delle Grazie per girare nelle strade di Cariati e finire nella stessa chiesa nei giorni di festa il lungomare si traveste a festa on illuminazioni, bancarelle, giostre, palco con cantanti e gruppi folcloristici la festa termina con i fuochi pirotecnici ogni anno cresce sempre di pu il numero di persone che partecipano alla festa.












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MADDONA DELA MARE
La festa della madonnina del mare si tiene nel mese di giugno di solito nella prima settimana; la madonnina è la protettrice dei pescatori infatti è posta sul lungomare rivolta verso il mare, in modo che possa essere vista da tutti.
La festa si svolge sul lungomare sotto la statua della madonna, quest' anno il 03-06-06 in modo particolare si è svolta una interessante cerimonia con ragazzi e ragazze che recitavano poesie, il rito religioso, e una squadra di vigili del fuoco che con l' aiuto di una scala hanno posto sulla testa della madonnina una corona.

























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SAN CATALDO
CARIATI IN FESTA PER IL “SANTO DEI MIRACOLI ”
di Assunta Scorpiniti
Un culto venuto dal mare
Il Santo navigatore. Così, da molti, viene definito San Cataldo, vescovo irlandese vissuto nel VII secolo. Secondo i suoi biografi nacque da genitori benestanti tra il 610 e il 620. Fu abate di Lismore e poi vescovo di Rachau. Nel 666 si recò in Europa, spingendosi fino a Gerusalemme. Sulla rotta del ritorno, fece naufragio presso Taranto, dove fu accolto e compì molti miracoli; vi morì nel 685, finendo dimenticato. Nel 1094 il suo corpo fu ritrovato nella Cattedrale tarantina, dov'era stato seppellito, durante la riedificazione seguita alla distruzione da parte dei saraceni. Pare che a rivelarne l'identità sia stata una crocetta d'oro, con inciso il nome e la sede episcopale. Da allora il suo culto ebbe diffusione in molte zone dell'Italia Meridionale, compresa Cariati, di cui è Compatrono e Protettore. Nella 
festa del 9 e 10 maggio, si rinnova ogni anno l'incontro affettuoso della popolazione con il Santo Vescovo, che è venerato con devozione profonda e sincera, anche da moltissimi fedeli dei paesi del circondario. Sull'origine del culto non ci sono molti documenti, ma molti concordano sul fatto che esso fu introdotto a Cariati e in altri centri calabresi, come la vicina Cirò Marina, dai pescatori locali che si avventuravano, con le loro imbarcazioni, fino al Golfo di Taranto. Gli studiosi annotano che esso ebbe un forte incremento sotto l'episcopato di Francesco Gonzaga, il quale, nel 1647, fece restaurare il santuario a lui dedicato, situato in prossimità della spiaggia nell'omonima contrada, a tre chilometri dall'abitato. Su tali aspetti sono nate numerose leggende. Una di queste, ad esempio, racconta del ritrovamento, da parte di pescatori, di una statua del Santo su quella spiaggia; trasportata in cattedrale, essa venne prodigiosamente rinvenuta, il giorno seguente, nel medesimo luogo, ad indicare che proprio lì il santo voleva una chiesetta, subito edificata.
Un legame che si perpetua nella fede
La festa religiosa ripete lo schema delle feste patronali dell'Italia meridionale; il rituale suggestivo, pervenuto quasi intatto dal passato, presenta anche molti elementi originali. La fede, infatti, è strettamente legata a particolari dimensioni della vita: la partecipazione, l'incontro, l'appartenenza, il ritorno, l'affermazione o la riscoperta della propria identità. C'è, infatti, un grande coinvolgimento, emotivo e religioso, da parte dei fedeli, degli emigrati tornati appositamente (c'è chi torna solo una volta all'anno in questa circostanza), dei pellegrini accorsi da vari paesi e perfino di coloro che si dichiarano non credenti. Per questo, oltre al fatto religioso e culturale, legato alla continuità di una tradizione, la festa offre anche un'occasione
di grande aggregazione sociale, alla quale nessuno si sottrae. Si inizia dopo un Novenario e un Triduo di preghiera, che si svolgono nella Cattedrale addobbata sontuosamente con il tradizionale “parato”; su tale sfondo, viene posta la statua del Santo, fatta scolpire dal Vescovo Tria nel 1726 da artisti di scuola napoletana. La mattina del 10 maggio l'Arcivescovo presiede una solenne concelebrazione eucaristica a cui prende parte tutto il clero locale. La Sacra Effigie, viene, quindi, prelevata dalla chiesa, posta su un sostegno decorato con rose e gigli (i fiori di San Cataldo), e portata a braccia in processione nei vicoli del centro storico, accompagnata dalla banda musicale e seguita da un corteo lunghissimo.Una curiosità, a conferma del legame che da sempre esiste fra San Cataldo e i suoi fedeli lontani: il gonfalone con l'immagine del santo, che solitamente precede la statua, fu regalato ai compaesani, nel lontano 1918, dai cariatesi emigrati a Buenos Aires.
Emozione e devozione antica
Il momento più emozionante è quello in cui la statua di San Cataldo, per la benedizione del paese e del mare, particolarmente attesa dai pescatori, è posta sul punto più panoramico dell'antica cinta muraria, da cui si domina tutta la Marina, nel suo scenario jonico. Alcuni minuti di raccoglimento, per mettersi sotto la protezione del “Santo dei Miracoli”, poi, in rapida successione, fra la commozione generale, si susseguono lo scoppio dei fuochi pirotecnici, un applauso fragoroso e il suono di un'aria festosa, intonata dalla banda musicale. La processione si avvia, quindi, verso il santuario, costeggiando un tratto di mare d'un azzurro intenso, come di solito appare nel mese di maggio. Durante il percorso, seguito da moltissimi fedeli e obbligato “per voto”, per chi faccia richiesta di grazie o ne abbia ricevute, si innalzano al Santo antiche preghiere e canti tradizionali, che, tra l'altro, richiamano l'origine della devozione. Il più celebre, recita: “Santu Catavuru di Tarantu venisti/ e di Cariati ti n'annamurasti/ mmenz'a dui vadduni ti mindisti/ i chiav'iru paisu ti piasti/ e Sinnicu e Prutetturi ti facisti/ ppi' sarvari l'anima chi trovasti”. Si possono, nel contempo, notare molti aspetti della religiosità popolare: dai bambini vestiti alla foggia del Santo, a donne che camminano scalze e cinte di corda, a uomini robusti che trasportano il “majo” votivo, un enorme palo contornato da dolci rustici, e decorato con fiori e nastri colorati. E' il gesto più clamoroso, che esprime, in forma pubblica, riconoscenza verso il Santo dispensatore di grazie.
Al santuario, echi di popoli lontani
Anche l'arrivo al santuario, è salutato con una scarica di fuochi pirotecnici e dalla banda musicale. All'interno, con i fedeli che riescono ad entrare, viene celebrata la messa; le migliaia di persone rimaste fuori, approfittano dell'occasione per salutare parenti e amici, per aggirarsi tra le numerose bancarelle o per assistere all'incanto, una vendita all'asta, il cui ricavato è offerto “al Santo” per i bisogni della chiesa e le spese dei festeggiamenti, alle quali l'intera popolazione contribuisce con generose offerte. Si tratta di un elemento particolarmente interessante, che, affermano gli esperti, è da considerare il retaggio affascinante di un antico passato e di popoli
venuti da lontano. La vendita pubblica dei “maji”, oltre che di pecore, vitelli, galli e altri animali, ricorda, infatti, i mercati di piazza dei dominatori arabo-bizantini che ci hanno influenzato nelle consuetudini di vita e in altrettante tradizioni culturali. Negli studi pubblicati si parla della cappella, dopo la sua edificazione, come punto di passaggio per chi, via mare, si recava verso Taranto; vi furono, infatti annesse piccole costruzioni per il ricovero dei viandanti, e per coloro che vendevano le loro mercanzie in occasione della festa, oltre ad abbeveratoi per gli animali e un pozzo per attingere l'acqua. E' bello, tuttavia, pensare che questi elementi potessero offrire la scena a un antico e affollato mercato mediterraneo, che sembra rivivere la mattina del 10, con tantissimi pellegrini che, per l'intera giornata, sostano nell'area del santuario, approfittando del bel tempo per un pic- nic sulla spiaggia. Per i più intrepidi, c'è anche il tradizionale ‘primo bagno' in mare.
Il Santo amico della gente
I festeggiamenti civili si svolgono nelle due serate del 9 e 10 maggio, nel centro storico, il cui fascino viene esaltato dalle luci variopinte delle caratteristiche luminarie. L'intrattenimento musicale in piazza, le bancarelle, le giostre e gli spettacolari fuochi artificiali richiamano anche molte comitive di giovani dai paesi circostanti. Nelle settimane successive alla festa, il santuario diventa meta di continui pellegrinaggi da parte di gente che “va a trovare” San Cataldo; l'espressione rivela l'abitudine di rivolgersi al Santo Protettore come a un amico e l'assoluta spontaneità di una devozione ricondotta ai canoni della vita quotidiana. Nella prima domenica di giugno, dopo una veglia di preghiera con offerta di dolci tipici preparati per devozione, la Venerata Statua viene riportata in Cattedrale con una processione che conclude il programma delle manifestazioni religiose.
















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SAN LEONARDO
La vita, Il culto e L'iconografia di San Leonardo

La vita. A partire dall'XI secolo, San Leonardo occupa un ruolo assai rilevante nella devozione popolare e nel culto cristiano, anche se di lui non si hanno molte notizie certe. I primi cenni della sua vita si trovano nelle Historiae di Ademaro di Chabanne, risalenti al 1802 circa e, sempre nello stesso periodo, cominciò a diffondersi un'opera omonima, la Vita Sancti Leonardi, che presentava anche la descrizione di nove miracoli a lui attribuiti. Questa fonte però, che per secoli pretendeva di conoscere ogni avvenimento della vita del Santo, non venne considerata attendibile dai Bollandisti (i Padri Geusiti che studiano e pubblicano le Vite dei Santi) che la giudicarono piena di leggende.
Pare certo, invece, che Leonardo nacque in Gallia sotto Atanasio, l'Imperatore d'Oriente che regnò dal 491 al 518. Apparteneva ad una famiglia di nobili Franchi amici del re Clodoveo (465-511), il quale, da poco convertito al Cattolicesimo, volle fargli da padrino al Battesimo.
Diventato grande, Leonardo non seguì il desiderio paterno di arruolarsi nell'esercito ma si mise al seguito di San Remigio. L'arcivescovo di Reims, infatti, avendo battezzato il re Clodoveo, aveva ottenuto di liberare tutti i prigionieri che avesse incontrato sulla strada. Pertanto, anche il giovane Leonardo chiese di poter liberare quegli infelici, e la sua fama di uomo pio e santo cominciò a diffondersi così in fretta che il re volle offrirgli gli onori vescovili che però rifiutò.
Si ritirò invece nel monastero di Micy, vicino a Orlèans, dove si trovava San Massimino e anche in questo luogo si occupò degli umili e dei carcerati, mentre cresceva la fama della sua santità. Dopo la morte di Massimino, avvenuta nel 520, Leonardo abbandonò Micy e si diresse verso Limoges.Attraversando la foresta di Pavun, forse Pauvain, soccorse nel bosco la regina Clotilde sorpresa dai dolori del parto. L'aiuto e le preghiere del Santo le permisero di dare alla luce un bel bambino e Clodoveo, per riconoscenza, gli concesse una parte di quel bosco per edificare un monastero. Leonardo costruì un oratorio dedicato alla Madonna e un altare in onore a San Remigio. Quindi scavò un posso che si riempì miracolosamente d'acqua e diede al luogo il nome di Nobiliacum o Noblac, in ricordo della donazione di quel nobilissimo re.
La fama di Leonardo si diffuse rapidamente in Aquitania, in Inghilterra e in Germania. Si racconta che i prigionieri che lo invocavano vedevano spezzarsi miracolosamente le catene e molti accorrevano da lui per ringraziarlo; giunsero anche molti malati che guarivano e gli stessi parenti del Santo si stabilirono con le proprie famiglie vicinoal Monastero di Nobiliacum. Nacque così Saint-Leonard de Noblat, che esiste ancora oggi, così come la fontana miracolosa.
Secondo il Martirologio Romano, Leonardo sarebbe morto il 6 novembre di un anno imprecisato, probabilmente nel 599.
Attorno al suo sepolcro affluirono, ben presto, numerosi pellegrini e con le offerte che essi lasciavano al monastero si costruì una grande comunità religiosa, presso la quale si sviluppò una fiorente cittadina dedita al commercio e favorita da speciali immunità.
Più tardi, la diffusione della vita del Santo ne accrebbe in tutta Europa la popolarità e la devozione religiosa: sorsero così numerose chiese e cappelle erette in suo onore e il suo nome ricorre frequentemente nella toponomastica e nel folklore.
San Leonardo fu particolarmente venerato durante le Crociate e fra i più devoti la tradizione ricorda il principe Boemondo d'Antiochia, fatto prigioniero dagli infedeli nel 1100. Dopo la sua liberazione, avvenuta per intercession del Santo nel 1103, egli donò al Santuario di Saint-Leonard de Noblat delle catene d'argento come ex voto. Torna Sopra
Il culto. In Italia il culto di San Leonardo oltre ad essere festeggiato a San Leonardo è abbastanza diffuso anche nelle varie regioni e nelle principali città: Venezia, Milano, Vicenza, Verona, Mantova, Cremona, Vercelli, Rieti, Pisa, Lucca, Ferrara, Napoli, Gaeta. Nell'Italia meridionale, la devozione per il Santo fu introdotta dai Normanni ed Egli è particolarmente celebrato a Catania, Trapani, Agrigento, Messina e nell'isola di Procida. In Puglia è tutt'ora ben conservata la chiesa di San Leonardo di Siponto, risalente all'XI secolo, in stile romanico-pugliese e con un ricco portale, meta di preghiera per i pellegrini diretti in Terrasanta.
In Sardegna si trovano numerosi centri che hanno delle chiese dedicate al Santo. Oltre a Serramanna troviamo infatti Villanova Monteleone, Burgos, Oschiri, Sestu, Setzu. Anche a Cagliari esisteva una chiesa dedicata a San Leonardo: sorgeva sulla via omonima (ora Via Baylle) e occupava probabilemnte l'area del vecchio mercato. La chiesa fu demolita dopo il XVI secolo e la statua fu trasportata nella vicina chiesa di Sant'Agostino dove sarebbe tuttora custodita. Infine San Leonardo è particolarmente venerato nell'omonima basilica di Siete Fuentes, presso Santu Lussurgiu.
La Chiesa festeggia San Leonardo il 6 novembre.
A San Leonardo di Cutro si festeggia l'ultima domenica del mese di aprile.
L'iconografia. Originariamente patrono dei carcerati, San Leonardo è diventato il prottetore di molte categorie di devoti: fabbri, fabbricanti di catene, ceppi, fibie e fermagli, puerpere, agricoltori, minatori e anche briganti.
La diffusione del culto e la costruzione in tutta Europa di chiese a lui dedicate hanno variamente arricchito l'iconografia del Santo.
Egli venne prevalentemente raffigurato in abiti monastici, bianchi o scuri, oppure con le sembianze di un giovane diacono in dalmatica e, solo raramente, in paramenti vescovili. Gli attributi più comuni sono le catene o i ceppi dei prigionieri liberati e a ciò si aggiungono spesso il libro, la croce e la bandiera.
Fra gli episodi che si riferiscono alla vita del Santo, ricorre frequentemente il Battesimo ad opera di San Remigio, l'assistenza offerta alla regina Clotilde durante il parto, la fondazione di Nobiliacum.
LA FESTA
La festa del santo a Cariati si tiene il 6 novembre, la processione ha inizio nella chiesa della madonna delle grazie dopodichè la processione prosegue per le vie di Cariati per terminare nuovamente in chiesa. La sera i festeggiamenti si svolgono sotto la chiesa appunto della madonna delle grazie e si concludono con i tradizionali fuochi pirotecnici.
Fonte daddo.it

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SAN ROCCO
San Rocco è stato un maestro di volontariato, popolarissimo per secoli in Europa , rispetto al quale gli agiografi non sempre sono stati corretti quanto piuttosto immaginosi e discordi, perfino sui dati capitali come nascita e morte.
Concordemente, lo si dice nato a Montpellier , in Francia , forse da famiglia agiata. Tuttavia, perduti i genitori in giovane età, distribuisce ai poveri quello che ha e poi s'incammina pellegrino verso Roma . Ecco due dati certi: l' Italia e la peste . Rocco arriva in luoghi attaccati dal contagio, che a metà Trecento col nome di Peste Nera devasta l'intera Europa, ma che già prima e anche dopo continua a manifestarsi qua e là. Rocco la trova ad Acquapendente , presso Viterbo , e si stabilisce nel lazzaretto, per curare i malati. In seguito, prima di proseguire per Roma , si ferma a Cesena e a Rimini per altre epidemie, occupandosi di malati che, a volte, neppure i parenti vogliono assistere.

Statua di San Rocco
Quest'uomo che ha distribuito ai poveri i beni di famiglia, non si considera padrone neppure del suo tempo: i suoi giorni, mesi e anni sono anch'essi un bene sul quale i sofferenti hanno un diritto di prelazione. Prima loro, poi tutto il resto, incluso il pellegrinaggio . Giunto infine a Roma, vi rimane tre anni, passando da un ospedale all'altro (e qui, si racconta, cura e guarisce un cardinale , che lo presenta al papa (per qualche biografo il cardinale sarebbe Anglico de Grimoard , anche lui della zona di Montpellier e fratello del papa avignonese Urbano V , che è tornato a Roma nel 1367 ), riandando via tre anni dopo. Se è così, cade l'ipotesi di un Rocco nato a fine Duecento ed in piena gioventù durante il soggiorno a Roma. Anglico de Grimoard, infatti, cardinale nel 1366 , visse a Roma tra il 1368 e il 1371 ).
Anche il ritorno da Roma a Montpellier è interrotto da un'epidemia di peste, scoppiata a Piacenza . Rocco vi si ferma e viene contagiato. Allora si trascina ad una capanna lungo il fiume Trebbia per morirvi in solitudine. Ed ecco entrare in scena il cane famoso, che tanti artisti dipingeranno al suo fianco. Qui però non sembra il caso di ricorrere ai miracoli: secondo la sua natura, il cane attira l'attenzione del padrone del terreno, il nobile Gottardo Pollastrelli , sullo sconosciuto giacente nella capanna. Così Rocco, soccorso e curato dal signore, si ritroverà guarito. Tornato a Montpellier, però, nessuno lo riconosce: scambiato per un malfattore, finisce in carcere senza ribellarsi, per cinque anni, fino a morire trentaduenne, il 16 agosto di un anno imprecisato (un'altra tesi, secondo cui sarebbe morto in carcere ad Angera , sul Lago Maggiore , è meno attendibile).
Nel secolo successivo, attraverso vicende controverse, i suoi resti (o gran parte di essi) saranno portati a Venezia , trovando definitiva collocazione nella chiesa a lui intitolata. Nel 1584 papa Gregorio XIII iscriverà il suo nome tra quello dei santi.
San Rocco viene celebrato il 16 agosto .
Il culto di San Rocco è stato e rimane molto popolare, tanto che è patrono di numerosi paesi italiani e molte località portano il suo nome.
LA FESTA
La festa di San Rocco a Cariati molto caratteristica e particolare; la processione comincia dalla chiesa di Cristo RE prosegue per le vie di Cariati per arrivare al porto dove ogni anno su un imbarcazione diversa il Santo con tutti le persone che partecipano alla processione salgono sulle imbarcazioni, motopescherecci, motoscafi ecc per seguire la processione in mare dove si tengono liturgie e si dice il rosario il tutto è caratterizzato da questa sfilata si barche che costeggiano il lungomare di Cariati, la processione del mare inizia circa per le 19 00 per terminare verso le 21 00 con i fuochi pirotecnici; dopodichè si torna in porto e la festa continua sul lungomare gremito di gente anche per la stagione estiva e per appunto la festa del Santo
FONTE Wikipedia,





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SANTA GEMMA

Gemma Galgani nacque il 12 marzo 18 78 a Camigliano, in provincia di Lucca. Suo padre era un farmacista benestante che discendeva dal beato Giovanni Leonardi. Anche la madre di Gemma era di origini nobili. I Galgani erano una tradizionale famiglia cattolica con otto figli.
Gemma, la quarta figlia e la prima femmina della famiglia, sviluppo' un'irresistibile attrazione verso la preghiera fin dalla prima infanzia. Questo fu il risultato della sua pia madre, che le insegnò le verità della fede cattolica. La signora Galgani in particolare infuse nell'anima della preziosa figlia l'amore per il Cristo crocefisso.

Con zelo la giovane santa si dedicò alle pratiche devote. A soli cinque anni, Gemma leggeva l'Uffizio della Vergine Maria e l'Uffizio dei Morti dal breviario, con la stessa facilità e velocità di una persona adulta.
Quando la madre di Gemma doveva attendere alle faccende domestiche, la piccolissima Gemma le tirava la gonna e le diceva: "Mamma, parlami ancora un po' di Gesù."
Purtroppo la madre di Gemma morì presto. Il giorno in cui ricevette il sacramento della Cresima, mentre pregava ardentemente a Messa per la guarigione della mamma (poiché la Signora Galgani era gravemente ammalata), Gemma udì un'inconfondibile voce nel suo cuore che le chiedeva "Me la vuoi dare a me la mamma?" al che Gemma rispose: "Sì, ma se mi prendete anche a me." Ma la voce ripeté: "No, dammela volentieri la mamma tua. Tu per ora devi rimanere col babbo. Te la condurrò in cielo, sai? Me la dai volentieri?" (Autobiografia, p.224).
Dopo la morte della sua amata madre, Gemma fu mandata dal padre a scuola a Lucca dalle Zitine.
Riflettendo ai suoi giorni lì, Gemma in seguito scrisse: "Cominciai ad andare a scuola dalle monache: ero in Paradiso" (Autobiografia, p.225).
Andava bene in francese, aritmetica e musica e nel 1893 vinse la Medaglia d'Oro per l'apprendimento della religione. Una delle sue insegnanti la descrisse bene quando scrisse che "Gemma era l'anima della scuola."
Gemma preparò la Prima Comunione con ardore. Usava implorare, "Datemi Gesù … e vedrete quanto sarò buona. Sarò molto cambiata. Non commetterò più nessun peccato. Datemelo. Lo desidero tanto, e non posso vivere senza di lui."
A Gemma fu permesso di ricevere la Prima Comunione a nove anni (il che era prima del consueto). Con il permesso di suo padre andò al convento locale per dieci giorni per prepararsi adeguatamente a questo evento solenne.
Il gran giorno di Gemma finalmente arrivò il 20 giugno 18 87, la Festa del Sacro Cuore di Gesù. A parole sue la Santa descrisse il suo primo incontro intimo con Gesù nel Santissimo Sacramento:
"ciò che passò tra me e Gesù in quel momento, non so esprimerlo. Gesù si fece sentire forte forte all'anima mia" (Autobiografia, p.228).
Il grande avvenimento successivo nella vita di Santa Gemma fu quando suo padre morì nel 1897. A causa della sua generosità, dei clienti e soci senza scrupoli e dei creditori, i suoi figli furono destituiti di tutto, senza nemmeno di che sostenersi per sopravvivere. Gemma aveva solo diciannove anni, ma già l'esperienza della croce cominciava a segnarla
Gemma cominciò ad ammalarsi di una curvatura alla spina dorsale. Inoltre contrasse la meningite, che la lasciò temporaneamente sorda. Dei grossi ascessi le si formaronno in testa, le caddero i capelli, e infine le membra divennero paralizzate. Il medico curante tentò molti rimedi nessuno dei quali ebbe successo. Gemma peggiorava.
Gemma cominciò una devozione al Venerabile Gabriele Possenti dell'Addolorata (ora San Gabriele). Sul suo letto di malata lesse la storia della sua vita. Più tardi scrisse del Venerabile Gabriele:
"Da quel giorno che il mio nuovo protettore Venerabile Gabriele mi aveva salvata l'anima, cominciai ad averne divozione particolare: la sera non trovavo il sonno, se non avevo l'immagine Sua sotto al guanciale, e cominciai fino d'allora a vedermelo vicino (qui non so spiegarmi: sentivo la sua presenza). In ogni atto, in ogni azione cattiva che avessi fatta, mi tornava alla mente Confratel Gabriele, e mi astenevo" (Autobiografia, p.245).
Gemma, che ora aveva vent'anni, sembrava in punto di morte. Fu suggerita una novena come l'unica via di salvezza. A mezzanotte del 23 febbraio 18 99, Gemma udì il rumore di un rosario e si accorse che il Venerabile Gabriele le stava davanti. Le parlò così:
"Vuoi guarire? . . . prega con fede il Cuore di Gesù; ogni sera, fino che non sarà terminata la Novena, io verrò qui da te, e pregheremo insieme il Cuor di Gesù" (Autobiografia, p.248).

Il primo giorno di marzo la novena finì. La grazia fu accordata: Gemma era guarita. Quando si alzò, coloro che le stavano intorno piangevano di gioia. Sì, era stato compiuto un miracolo!
Gemma, che ora era in perfetta salute, aveva sempre desiderato di farsi suora, ma questo non sarebbe successo. Dio aveva ben altro in programma per lei.
L'otto di giugno del 1899, dopo la Comunione, il Signore fece capire alla Sua serva che quella sera stessa Egli le avrebbe fatto una grandissima grazia.
Gemma andò a casa a pregare. Andò in estasi e provò un gran rimorso per i propri peccati. La Vergine, a cui Gemma era fortemente devota, le apparve e le parlò:
"Mio figlio ti ama oltre misura e desidera darti una grazia. Io sarò la tua mamma. Saprai tu essere una vera figlia?" Poi la Benedettissima Vergine Maria aprì il suo mantello e con esso coprì Gemma.
Ecco come Gemma racconta la maniera in cui ricevette le stimmate:
"In quell'istante comparve Gesù, che aveva tutte le ferite aperte; ma da quelle ferite non usciva più sangue, uscivano come fiamme di fuoco, che in un momento solo quelle fiamme vennero a toccare le mie mani e i miei piedi e il cuore. Mi sentii morire, sarei caduta in terra; ma la Mamma mi sorresse, ricoperta sempre col suo manto. Per parecchie ore mi convenne rimanere in quella posizione. Dopo, la mamma mia mi baciò sulla fronte, e tutto disparve, e mi trovai in ginocchio in terra; ma mi sentivo ancora un dolore forte alle mani, ai piedi e al cuore. Mi alzai per mettermi sul letto, e mi accorsi che da quelle parti, dove mi sentiva, usciva del sangue. Mi coprii alla meglio quelle parti, e poi, aiutata dall'Angelo mio, potei montare sul letto" (Autobiografia, p.262).

Varie persone, inclusi alcuni prelati della Chiesa, furono testimoni del miracolo delle stimmate, che si compì regolarmente per il resto della vita che le restava. Una persona che ne fu testimone affermò:
"Il sangue usciva dalle sue ferite (di Santa Gemma) in grande abbondanza. Quando era in piedi, scorreva al suolo, e quando era a letto bagnava non solo le lenzuola, ma tutto il materasso ne era intriso. Io misurai alcuni rivoli e pozze di questo sangue, ed erano di 50- 60 centimetri di lunghezza e circa 5 centimetri di larghezza."
Come San Francesco d'Assisi e Padre Pio, di recente, anche Gemma può dire Nemo mihi molestus sit. Ego enim stigmata Domini Jesu in corpore meo porto. Che nessuno mi faccia del male, poiché io porto nel corpo i segni del nostro Signore Gesù.

All'eta' di 21 anni Gemma fu invitata a vivere presso una generosa famiglia italiana, i Giannini. La famiglia Giannini aveva gia' undici figli ma fu felice di accogliere in casa questa giovane e pia orfana. La madre di famiglia, la Signora Giannini, disse piu' tardi di Gemma: "Posso giurare che durante i tre anni e otto mesi in cui Gemma fu con noi, non ho mai saputo di nessun problema causato alla nostra famiglia dalla sua presenza, e non ho mai notato in lei difetto alcuno. Ripeto, non il minimo problema, non il minimo difetto."
Santa Gemma diligentemente aiutava con i lavori della grande casa. Aveva anche il tempo di pregare, la sua attivita' preferita. Grazie alla Provvidenza le arrivo' il sacro Direttore Spirituale Passionista, Padre Germano C.P. (ora il Germano), a cui era totalmente obbediente.

Padre Germano, teologo eminente per quel che riguarda la preghiera mistica, noto' che Gemma aveva una profondissima vita di preghiera, da cui proveninva la sua unione con Dio. Era convinto che questa "Gemma di Cristo" fosse passata attraverso tutti e nove i passi classici della vita interiore.
Gemma andava a Messa due volte al giorno, e riceveva la comunione una volta al giorno. Diceva il rosario fedelmente, e la sera, con la Signora Giannini, andava ai Vespri. Malgrado tutti i suoi esercizi spirituali Gemma non manco' mai ai suoi doveri quotidiani in casa Giannini.
L'angelo custode di Gemma le appariva spesso. Parlavano tra di loro come se fossero tra buoni amici. La purezza e l'innocenza di Gemma devono aver attratto quest'angelo glorioso dal cielo al suo fianco. Gemma e l'angelo, con le ali aperte o inginocchiato accanto a lei, recitavano preghiere vocali o salmi, in alternanza. Meditando sulla Passione di Nostro Signore, il suo angelo la ispirava con le intuizioni piu' sublimi su questo mistero. Il suo angelo custode le parlo' un giorno riguardo all'agonia di Cristo:
"Guarda che cosa ha sofferto Gesù per l'uomo. Considera queste ferite una per una. É l'amore che le ha aperte. Guarda com'è esecrabile il peccato, perché per espiarlo, sono stati necessari tanto dolore e tanto amore."
Nel 1902 Gemma, in buona salute grazie alla cura miracolosa, offri' se stessa a Dio come vittima per la salvezza delle anime. Gesu' accetto' la sua offerta. Poi si ammalo' gravemente. Non poteva tener giu' cibo. Guari' per un po' di tempo, grazie alla Divina Provvidenza, ma poco dopo si riammalo'. Il 21 settembre 19 02 comincio' a vomitare puro sangue che veniva su con i violenti spasimi d'amore del suo cuore. Nel frattempo, subi' un martirio spirituale, con l'esperienza dell'aridita' senza consolazione nei suoi esercizi spirituali. Come se non bastasse, il suo nemico il diavolo moltiplico' i suoi attacchi sulla giovane "Vergine di Lucca."
Satana raddoppio' la sua guerra contro Gemma, sapendo che la fine era vicina. Cerco' di persuaderla di essere stata completamente abbandonata da Dio. Uso' apparizioni infernali e perfino colpi fisici contro il fragile corpo della Santa.
Una testimone che si prendeva cura di Gemma disse:
"Quella bestia abominevole sara' la fine della nostra cara Gemma: colpi assordanti, forme di animali feroci, ecc. Sono partita in lacrime perché il demonio la sta consumando."
Gemma chiamava incessantemente i Santi Nomi di Gesu' e Maria, mentre la battaglia imperversava. Il suo Direttore Spirituale, il Venerabile Padre Germano, affermo' a proposito dell'ultima battaglia di Gemma:
"La povera sofferente passo' giorni, settimane e mesi in questo modo, dandoci un esempio di pazienza eroica, e fornendoci buoni motivi per una salutare paura di cio' che potrebbe accadere anche a noi, che non abbiamo i meriti di Gemma, all'ora terribile della nostra morte."
Con le sue ultime parole Gemma disse:
"Non cerco altro. Ho fatto sacrificio di tutto e di tutti a Dio; ora mi preparo a morire." Ansimo': "Ora e' proprio vero che nient'altro rimane di me, Gesu'. Raccomando la mia povera anima a te… Gesu'!"

Gemma poi sorrise un sorriso celestiale e lasciando cadere la testa da un lato, cesso' di vivere.
Una delle sorelle presenti alla sua morte vesti' il corpo di Gemma nell'abito Passionista, l'ordine a cui Gemma aveva sempre aspirato.
La sua morte benedetta avvenne il Sabato Santo dell' 11 aprile 19 03, quando Gemma era nel suo venticinquesimo anno.

La Chiesa comincio' a studiare la vita di Gemma nel 1917 e la beatifico' nel 1933. Il decreto approvante i miracoli per la canonizzazione fu letto il 26 marzo 19 39—la domenica della Passione. Gemma Galgani fu canonizzata il 2 maggio 19 40, solo trentasette anni dopo la sua morte.

Ci sono dei versi del Paradiso di Dante (XXX, 19-21) in cui la bellezza soprannaturale e' ammirevolmente ricordata ed esaltata. Questi versi si adattano bene alla piccola Gemma di Cristo, vera Beatrice, in cui il Signore si è compiaciuto tanto da adornarla come veramente sua:
"La bellezza ch'io vidi si trasmoda
non pur di là da noi, ma certo io credo
che solo il suo fattor tutta la goda"
Santa Gemma prega per noi

LA FESTA
La festa di Santa Gemma si tiene a Cariati il 13 maggio nel pomeriggio si svolge la processione in onore della santa; la processione parte dalla chiesa a lei dedicata dove è anche un convento delle suore e termina dopo un giro per le strade di Cariati nella stessa chiesa. La chiesa è situata in prossimità dell'ospedale nella strada che scende verso il mare. Nella sera poi sempre i prossimità della chiesa si svolge la festa con bancarelle, giostre, palco con cantanti e ospiti alla fine si possono ammirare i fuochi pirotecnici.



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SANTA RITA
Santa Rita nacque nel 1381 e morì il 22 maggio 1457. Queste due date tradizionali vennero accettate dal papa Leone XIII quando la proclamò Santa il 24 maggio 1900.
Rita, figlia unica di Antonio Lotti e Amata Ferri, nacque a Roccaporena ( circa 5 chilometri da Cascia ) e fu battezzata a Cascia con il nome di Margherita. I genitori erano pacieri di Cristo nelle lotte politiche e familiari fra guelfi e ghibellini; diedero il meglio di sè nell'educazione di Rita, insegnandole anche a leggere e scrivere.
Verso i sedici anni Rita sposò Paolo di Ferdinando Mancini, giovane ben disposto, ma “risentito”; ben presto ebbe due figli maschi. Con una vita semplice, ricca di preghiera e di virtù, tutta dedita alla famiglia, ella aiutò il marito a convertirsi e a condurre una vita onesta e laboriosa. La sua esistenza di sposa e di mamma fu sconvolta dall'assassinio del marito, vittima dell'odio tra le fazioni.
Rita riuscì ad essere coerente con il Vangelo, perdonando pienamente, come Gesù, chi le stava procurando tanto dolore. I figli, invece, influenzati dall'ambiente e dai parenti erano tentati dalla vendetta. La mamma, per evitare che si rovinassero umanamente e spiritualmente, chiese a Dio piuttosto la loro morte che saperli macchiati di sangue; entrambi morirono di malattia in giovane età.
Rita, vedova e sola, pacificò gli animi e riconciliò le famiglie con la forza della preghiera e dell'amore; quindi potè entrare nel monastero agostiniano di santa Maria Maddalena a Cascia, ove visse per quarant'anni, servendo Dio ed il prossimo con una generosità gioiosa e attenta ai drammi del suo ambiente e della Chiesa del suo tempo.
Negli ultimi quindici anni Rita ebbe sulla fronte la stigmata di una delle spine di Cristo, completando così nella sua carne i patimenti di Gesù.
Fu venerata come santa subito dopo la sua morte come è attestato dal sarcofago ligneo e dal Codex Miraculorum, documenti che sono entrambi del 1457.
Le sue ossa dal 18 maggio 19 47 riposano nel Santuario nell'urna di argento di cristallo eseguita nel 1930. Recenti ricognizioni mediche hanno affermato che sulla fronte a sinistra vi sono tracce di una piaga ossea aperta ( osteomielite ). Il piede destro ha segni di una malattia sofferta negli ultimi anni, forse una sciatalgia, mentre la sua statura era di cm 157. Il viso e le mani ed i piedi sono mummificati, mentre sotto l'abito di suora agostiniana vi è l'intero scheletro.
Nella notte tra il 21 e il 22 maggio di ogni anno Cascia tributa a Santa Rita una festa grandiosa e ricca di eventi. La festa è particolarmente articolata e momenti puramente celebrativi si alternano ad ampi spazi di riflessione e ad una liturgia che ha secoli di storia. Nel nome di Rita, in ossequio al messaggio di pacificazione che la Santa ci ha lasciato cinquecento anni fa, c'è una grande mobilitazione che coinvolge i cittadini di tutta Cariati. La liturgia è cominciata nella serata dove ad ogni angolo delle strade le persone devote avevano deposto lumini liturgici e fiaccole accese; in seguito è cominciata la processione in onore di Santa Rita partendo da Cariati superiore . passando di fronte la chiesa di appunto Santa Rita che è presente sul lungomare per finire nuovamente a Cariati superiore. La festa è terminata con una serata musicale e un complesso sul lungomare con giostre bancarelle dove c' era tantissima gente.






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