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CARIATI... e la sua storia

Il primo nucleo dell'attuale centro storico di Cariati, cinto da poderose mura, situato su un'amena collina in vista del mare (50 M.s.l.m.), sorse come luogo strategico fortificato in età bizantina. Ai Bizantini viene attribuita la prima edificazione della cinta muraria cittadina, che fu consolidata e rimaneggiata nei secoli XV e XVI, sotto la signoria dei Ruffo prima e degli Spinelli poi. Il territorio cariatese, però, fu frequentato e abitato fin da epoca molto più antica, come è dimostrato dai numerosi ritrovamenti archeologici in esso effettuati dagli inizi del '900 in poi.

Il periodo archeologicamente più documentato di Cariati antica è quello relativo all'età brettio-ellenistica (IV-III sec. a.C.), allorquando le colline immediatamente sovrastanti l'attuale abitato della Marina erano densamente popolate da nuclei di genti brezie (Italici), dedite all'agricoltura e alla pastorizia. Su una di queste colline, quella del Salto, è stata scoperta nel 1978 una monumentale tomba a camera sotterranea, risalente al 330 circa a.C. e appartenente a un guerriero brezio, probabilmente capo della comunità locale, sepolto con una armatura di bronzo, l'elmo e una spada falcata in ferro, unitamente a un ricco corredo d'accompagno (i reperti sono esposti nel Museo di Sibari). Il territorio di Cariati conobbe anche l'occupazione romana, che si sviluppò nella pianura costiera a nord della foce del fiume Nicà, nelle località di Santa Maria e Frasso, dove sono emersi resti notevoli di un "abitato romano" e dove qualche studioso ha ubicato la "statio" di Paternum, attestata dall'"Itinerarium Antonini". In età bizantina, all'incirca tra il IX e il X secolo, il centro del sistema insediativo si concentrò sulla strategica ed amena collinetta in vista del mare, sulla quale insiste attualmente l'antico abitato recinto da mura.

I Bizantini ne fecero uno di quei castelli ("castra") che essi, a scopo strategico, costruirono un pò dovunque, sia sulle coste che nell'interno della Calabria. Grazie alla sua felice posizione strategica lungo la fascia costiera jonica, tra Capo Trionto e Punta Alice, nonchè all'apprestamento difensivo di cui l'avevano munita i Bizantini, Cariati rappresentava nella prima metà del XII secolo, all'epoca della conquista normanna dell'Italia meridionale, una delle principali roccheforti del dominio bizantino in Calabria (le altre erano Rossano, Gerace e Reggio). Fu per questo motivo che nel 1059 - come riferisce lo storico Guglielmo di Puglia - Roberto il Guiscardo la cinse d'assedio e l'espugnò dopo lunga e tenace resistenza da parte dei Cariatesi. Divenuta Contea in epoca normanna (sec. XI) e successivamente principato (1565), Cariati fu soggetta a varie signorie. Vi si alternarono i Ruffo, i Riario, i Sanseverino, i Coppola, i Borgia e, in ultimo (1505) gli Spinelli, Principi di Cariati dal 1565, che la tennero fino all'eversione della feudalità (1806). Nel 1437, mentre si trovava sotto la signoria dei Ruffo, Cariati fu elevata a sede vescovile e tale titolo conserva ancora oggi. Fra i suoi vescovi più importanti si ricorda Francesco Gonzaga (1633-1657), che promosse la costruzione del Palazzo Vescovile e del Seminario, e Nicola Golia (1839-1873) che nel 1857 riconsacrò la Cattedrale di origine quattrocentesca, da lui fatta completamente ricostruire in stile neoclassico. Nella prima metà del '500 Cariati subì ripetuti attacchi e devastazioni da parte dei pirati turchi che infestavano allora il Mediterraneo. Nel 1544 il corsaro Kaireddin Barbarossa la distrusse quasi completamente e ne fece prigioniera gran parte della popolazione, compreso il Vescovo Giovanni Carnuto. Nel Seicento la città si riprese dalle devastazioni turchesche e vide rinnovarsi quasi tutto il suo tessuto urbano: a questo periodo risalgono il Palazzo Vescovile, il Seminario, le chiesette dell'Annunziata, della S.S. Trinità, di Sant'Antonio, di S. Maria delle Grazie, nonchè molte abitazioni del centro storico e alcuni palazzi gentilizi rimaneggiati poi in epoche successive.

I cenni storici e le notizie storico-artistiche su Cariati

sono tratte da: Franco LIGUORI,

"Invito a Cariati - Piccola Guida

storico-artistica di Cariati", 1993.

 

 

 

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TERRITORIO

I Comuni che costituiscono la Comunità Montana della Sila Greca sono 14, alcuni di ori­gine Enotria, Brezia, Romana, Bizantina, altri medievali o rina­scimentali. Essi sono: Bocchigliero, Calopezzati Ca­lo­veto, Campana, Cariati, Cropalati, Crosia-Mirto, Longo­bucco, Mandatoriccio, Paludi, Pietrapaola, Rossano (capo­luogo), Scala Coeli, Terra­vec­chia. Tutti fanno parte del me­desimo territorio e con questo hanno legami inseparabili di affinità storica, culturale, eco­nomica. La Popolazione residente, secondo i dati ISTAT del 1995. è di 78.256 abitanti, ovvero il 3,8% della popolazione totale del­la Calabria (2 .075. 042), con un incremento dello 0.5% rispetto al '91 (ISTAT: 77.896) e del 2,3% rispetto all'81% ISTAT: 76.443). La Superficie assomma a 97.076 Ha, il 7% ca. dell'area totale della Regione Calabria. Tale superficie è così sud­di­visa: a) Montagna - Ha 35.10 ca., pari al 40% dell'area totale del­la Comunità Montana in gran parte di Demanio statale o comunale (la vetta più alta è il Monte Paleparto, mt. 1.480 s.I.m.; b) Pianura e collina - Ha 61.976 ca.; e) Costa - Km 45 (il 6% di quella della Calabria, Km 750).

AGRICOLTURA

L'attività del settore agricolo ha costituito per molto tempo la risorsa economica global­men­te più importante per gli abitanti della Comunità Mon­ta­na. In tutti i paesi, eccezion fatta per Rossano e Cariati , nel settore veniva occupato l' 80% della forza lavoro attiva; negli ultimi decenni, invece, si è assistito ad una progressiva diminuzione dell'importanza del­l'agricoltura come mezzo trainante dell'economia. Sono rimaste, quali valide attività agricole, l'agrumicoltura e la coltura e la raccolta delle olive - la cui qualità subisce un continuo miglioramento, grazie alle opere di bonifica e di irrigazione. Sostenuta e pro­mos­sa dall'Ente di Sviluppo in Calabria è l'attività del settore forestale, che si estrinseca su una superficie a boschi di 35.100 ettari circa (il 40% della superficie totale della Comu­ni­tà Montana) rappre­sen­tando, per comuni come Longobucco, Campana e Scala Coeli, la più importante risorsa economica.

INDUSTRIA ED ARTIGIANATO

Negli ultimi anni si è registrato un aumento, come risorsa oc­cupazionale, dell'industria e specialmente dell'industria edi­le che è responsabile del 60% dell'attività industriale (co­stru­zio­ne di strade, infrastrutture viarie, promosse dagli Enti di Sviluppo, scuole, e ospedali per i Comuni e nuove abita­zio­ni). Particolarmente importanti a Rossano sono le industrie manifatturiere e di trasporti di prodotti alimentari, le industrie di lavorazione dei metalli ed officine di riparazione mecca­nica. Nei centri interni, che sono meno accessibili dal punto di vista dei trasporti, la presenza industriale cede posto a quella artigianale qualificata, sorta dal bisogno di trattamento e con­servazione dei prodotti agricoli: frantoi, cantine, caseifici, salumifici, ecc. Non possono essere trascu­rati, anche per ragioni sociali e di tradizione, altri aspetti del­l'attività industriale ed arti­gia­nale, come ad esempio l'antica tradizione tessile, special­men­te attiva a Longobucco e Terravecchia e rinomata in tut­ta la Calabria, o i lavori di falegnameria collegati al periodico taglio dei boschi nei comuni di Bocchigliero, Campana e Longobucco. Rinomatissima, infine, la tradizionale lavorazione della liquirizia, oggi concentrata nella storica fabbrica Amarelli di Rossano.

ZOOTECNICA E PESCA

Dati relativi all'utilizzazione del suolo permettono di distin­gue­re il gruppo dei quattordici Comuni appartenenti alla Co­munità Montana in categorie diverse, ben definite nelle loro caratteristiche. Un primo gruppo di Co­muni, infatti, comprendente princi­pal­mente Longobucco e Campa­na, ma che si può estendere ai retroterra montagnosi di Pietrapaola, Rossano, Paludi e Cropalati, include un territorio tipicamente "montano" sia per le altezze raggiunte, sia per le forti pendenze che lo ca­rat­terizzano e che impe­discono l'attuazione di estese colture agricole. Si tratta di un territorio che presenta risorse per l'attività zootecnica dove, nonostante la pastorizia di tradizione silana sia decisamente in calo, si sono organizzati degli alle­va­menti. Negli ultimi anni si sono costituite cooperative di alle­va­mento e di stalle, promosse dai comuni di Campana e di Longobucco, in un contesto dove tale attività può avere ragionevoli margini di profitto. Le attività della pesca non interessano la Comunità Mon­ta­na nel suo complesso. Tradizionalmente centro della pesca marina è Cariati dove si registra una presenza piuttosto significativa di pescatori, e dove sono previsti l'amplia­mento dei servizi ed un porto di IV categoria. La pesca più che per l'espor­tazione, è un'attività che ha sbocco nel consumo locale del prodotto, anche come fornitura di pesce fresco a ristoranti ed alberghi.

COMMERCIO E TURISMO

Il potenziamento della rete via­ria lungo la costa ha note­vol­mente mutato, negli ultimi 10 anni, il profilo e l'equilibrio delle attività commerciali, sia all'in­gros­so che al minuto, che sono ottimamente sviluppate nei paesi della Comunità Mon­tana. Infatti, centri di servizio e punti di vendita sono diventati i nuovi agglomerati costieri, (le cosiddette "marine"), lungo gli assi stradali di comunicazione, con un progressivo abbandono dei centri storici arroccati in collina. Storicamente, il principale cen­tro commerciale è stato Ros­sano, che ha rappresentato il mercato di sostentamento dei prodotti provenienti dai paesi circostanti (Paludi, Cropalati, Caloveto, Pietrapaola e Longobucco ), e di quelli pro­ve­nienti dalle pianure e dal mer­ca­to nazionale. Altro centro commerciale da considerare è Cariati su cui gravitano i comuni montani di Terravecchia, Scala Coeli e Campana. La valorizzazione della costa, favorita non solo dai comuni costieri, ma da quelli dell'entroterra che posseggono un lembo di territorio comunale in riva al mare (come Pielrapaola e Calopezzati ), ha contribuito fortemente allo sviluppo dell'attività turistica. Durante il periodo estivo, l'affollamento delle spiagge, degli alberghi e dei camping innesca un buon volume di affari per gli operatori turistici, favorendo, inoltre, il commercio di prodotti di vestiario, di generi alimentari, di articoli per la pesca e per il mare e di prodotti artigianali.

LA FAUNA

Un tempo la Sila era un grande paradiso per gli animali sel­vatici; le foreste, la fertilità dei suoi pascoli, l'abbondanza di acque e lo scarso inse­diamento umano l'hanno resa per secoli rifugio ideale di numerose specie faunistiche. Purtroppo oggi alcune di que­ste sono presenti solo con pochi esemplari. Tra i mammi­feri, i più grandi sono il Cin­ghiale, diffuso in molte zone montane del Patire e nei bo­schi più interni, e il "Lupo appenninico", che vive ancora in branchi nelle zone di Boc­chigliero e Longobucco (parco della Sila). Le stesse zone so­no abitate da un numero abba­stanza elevato di Volpi, mentre esiste una fauna minore più numerosa presente in esem­plari quali: l'Istrice, il Riccio, la Donnola, la Faina, la Lepre, lo Scoiattolo, il Ghiro, la Puzzo­la, la Lontra, il Tasso, la Mar­tora e il Gatto selvatico. Nel parco Nazionale della Sila si trovano inoltre Daini e Caprioli.
Tra i volatili, un tempo numero­si, ora in via di estinzione, s'annoverano "l'Av­voltoio degli agnelli" (Gypaetus barbutus) e il "Capovac­caio" (Neophron per­nopeterus). Più comune­mente si rinviene lo "Sparvie­ro" (acipiter nisus) e "l'Asto­re" (acipiter gentilis), identico allo sparviero solo che è un po' più grande; questi volatili sono abili cacciatori e vivono nutrendosi di rettili e roditori. L'area è anche l'habitat del rapace "Falco pecchiaiolo" - (pernis apivorus), localmente chiamato "Adorno".
Altri volatili più o meno comuni sono: il Gheppio (falco Tin­nunculus), il Falcone pelle­grino, il Nibbio reale, la Civetta, il Gufo, il Picchio verde, il Barbagianni, l'Assiolo o Chiù, il Cuculo, la Cinciallegra, il Mer­lo, il Tordo, la Lodola, la Gaz­za, il Corvo, il Piccione sel­vatico, la Tortora, la Starna. Vi sono anche uccelli acquatici come il Germano reale, il Meriglione e lo Svasso mag­giore. Tra i rettili s'incontra spesso la comune Biscia nera, mentre sulle colline ed in tutte le zone interne boscose la Vipera e il raro Cervone, il più grosso serpente italiano con oltre due metri di lunghezza, cui un'errata credenza popo­lare ha assegnato il nome di "mpasturavacche" (dalla falsa abitudine di bere il latte dalle mammelle delle mucche). Sono anche presenti altri in­nocui e utili serpenti come il Biacco, la Natrice, la Coro­nella, la Luscengola e l'Orbet­tino. Tra gli anfibi si riscontrano la Rana Dalmantina e Greca, il Rospo comune, l'Ululone dal ventre giallo, la Raganella, il Tritone italico e quello cre­stato, la Salamandra pezzata e la Salamandrina dagli oc­chiali.
C'è anche la presenza della Testuggine comune e la Tar­taruga di palude.
La situazione ittica è parti­colare: i pesci si trovano mag­giormente nei laghi per via di una sconsiderata pesca di frodo al cianuro praticata nei fiumi, con presenze di Persici reali, Carpe a specchio, Tin­che, Triotti, Rovelle, Coregoni, Anguille ed anche qualche Tro­ta Fario. Nel vasto universo degli insetti si possono am­mirare la spettacolare farfalla "Parnassius Apollo" ed il co­leottero "Acmedora Tassi". Una citazione particolare va per il ragno "Eresus Niger", ra­ro in tutta Europa.

LA FLORA

La Sila Greca presenta in poco spazio i più vivi contrasti di clima che, assieme alle varie­gate caratteristiche orografi­che, definiscono una notevole e differenziata vegetazione. Lungo la costa, e fino a 250 metri s.l.m., ritroviamo una steppa di cespugli a foglie du­re, bassi e duri come il rosma­rino e quella varietà di ginepro che ha nome "appaggi".
Nella pianura di Rossano e sulle prime pendici montane della Presila Greca si svilup­pano antichi uliveti i cui tronchi resistendo alla corrosione del tempo si sono conformati e plasmati in sculture viventi creando figure dall'incredibile fascino. In località Leuca, ad esempio, si trova una mae­stosa quercia antica di 600 anni, con una circonferenza del tronco di metri 7.40 e con una altezza di circa 30 metri a chioma espansa. Salendo in montagna e

andando a Cozzo del Pesco, s'incontrano i fa­mosi Castagni giganti, veri monumenti di età secolare, con esemplari che superano i 9 metri di circonferenza.
Lungo le fiumare non è raro che si profili una esile frangia di Pioppaie, Ontani e Salici, che costeggiano gli alvei fluviali come nel Trionto. Ma più significative, per quanto rare, le boscaglie di Leccio misto a Ontano. Vi è poi una zona particolare, quella dei rilievi calcarei ai suoi limiti set­tentrionali, ove la macchia si eleva al di sopra degli 800 metri, la vegetazione è in continua lotta con l'aridità, specialmente sui costoni più diruti, e la copertura vegetale diventa più povera, con la presenza di erbe coriacee come la Stipa, rovi o cespugli radi di Rosmarino, Timo ed Origano.
Al di sopra di questa zona si estende una fascia di caduci­foglie xerofile, dove la Quercia forma il principale elemento di paesaggio, ma le si alterna di norma il Castagno. Partico­larmente suggestivo è Monte Basilicò in cui sopravvivono castagneti ed estesi querceti con specie piuttosto rare in Calabria (Quercus Frainetto e Quercus Petraea). Da segna­lare nella stessa zona anche la presenza della rara Felce bulbifera, dell'era mesozoica, che il WWF ha inserito nel libro rosso delle piante d'Italia, perché in pericolo di estin­zione. Altre essenze frondose vanno infoltendosi sui margini più elevati e sono il Frassino, il Platano e l'Acero. Tra questi si intercala una vegetazione ce­spugliosa, cosicchè tra boschi di querce e di castagni ab­biamo presenza di Erica e Ginestra.
Nelle zone comprese nei comuni di Longobucco, Boc­chigliero, Campana, dominano boschi di castagno, pino laricio e faggio; più raramente, su questi terreni calcarei, s'incon­tra il cerro. Si può considerare, tuttavia, il pino laricio come la pianta dominante delle zone più alte, perché presenta più vitalità e resistenza rispetto alle altre essenze arboree. Nella zona di Bocchigliero, inoltre, è presente la gran par­te degli arbusti, come bianco­spino, mirto, alloro, oleandro, lentisco, corbezzolo, felce a­quilina, pungitopo, agrifoglio gigante. In più le rarissime Geranium sanguineum e la Peonia mascula. In primavera il Bocchiglienese si ricopre di una fioritura multicolore com­posta per lo più da ciclamini, rosa canina, viole, orchidee selvatiche, primule.
A livello di colture, la più antica e diffusa è l'ulivo. Furono i mo­naci basiliani i primi ad avvi­arne la coltivazione razionale in forma pura, mentre ora le piante di ulivo si trovano miste a viti, fichi, alberi da frutta o piantagioni di agrumi. L'ulivo risulta assai diffuso sulle falde dei rilievi, nelle zone collinari o in pianura. Per quel che riguar­da il suolo, preferisce terreni calcarei, ma si adatta ad ogni altro tipo di terreno.
Anche la vite è presente, ama i suoli sabbiosi e disfatti, spe­cialmente quelli calcarei, tut­tavia l'estensione di terre oc­cupate dalla vite è assai più modesta di quella tenuta dall'u­livo.
Il territorio, ricco com'è di bo­schi folti, abbastanza diffusi sui rilievi, vanta un chiaro pri­mato per la varietà e la qualità dei funghi. Quelli più diffusi ed apprezzati sono i porcini (bo­letus edulis); quelli piccoli, con l'ombrello ancora chiuso detti "sillu". Il più ricercato, comun­que, è il porcino delle faggete silane insieme al porcino nero "boletus aureus". Molto diffusi sono, poi, l'ovolo buono "ama­nita caesarea", l'agarico deli­zioso "lactarius deliciosus" e l'amanita "clavaria aurea". Il territorio della Sila Greca è ricco infine di Essenze Offici­nali.


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ORIGINE DEL NOME

Probabilmente dal greco Ca­ruai, ovvero abitanti della greca Carie; nei sec. IX-X è docu­mentata come un'importante fortezza bizantina ("Castrum" Korion).

RISORSE STORICO ARTISTICHE

Recenti scavi e scoperte han­no arricchito il quadro della frequentazione antica del terri­torio di Cariati, soprattutto per quel che riguarda l'età elle­nistica (IV-III sec. a.C.) ed alto­medioevale. Famosa a questo proposito, In località "Salto", la tomba a camera di un guer­riero brezio, mentre, all'estre­mità occidentale del "Salto", in contrada "Pruja" (o Proio, ov­vero Cozzo del Salto), si se­gnalano i resti, attualmente di difficile accesso dalla strada costiera, di una cinta muraria in blocchi squadrati di arena­ria, anch'essa da mettersi in relazione con la presenza di popolazione brezia nel terri­torio, come già evidenziato a Castiglione di Paludi e Pietra­paola. Resti monumentali di età ellenistica ed altomedioevale sono visibili, inoltre, in località "Santa Maria", sulla pianura costiera a Nord della foce del fiume Nicà, che segnava il confine fra i territori delle città greche di Thurii e Crotone. Nel 1983, uno scavo effettuato nel­l'ambito di un villaggio turistico (Sporting Mare), a m. 150 dalla spiaggia, ha consentito di ri­portare alla luce un vasto com­plesso monumentale, già indi­viduato nel 1900 e comple­tamente caduto nell'oblio. Le emergenze più chiaramente leggibili sono costituite da un muro perimetrale lungo m. 13,70 che delimita almeno tre ambienti di cui è sconosciuta la funzione. Cariati possiede un caratte­ristico e ben conservato Cen­tro Storico, per le cui stradine tortuose si respira aria d'altri tempi. Il paese è ancora in­teramente cinto da poderose mura inframezzate, di tanto in tanto, da massicci torrioni, alcuni a forma di cono tronco, altri poligonali. Si tratta di un'opera di fortificazione che risale al periodo della domi­nazione bizantina, rimaneg­giata e restaurata in epoca aragonese (XV sec.). Cariati infatti, per la sua posizione strategica su un colle in vista del mare, al centro del tratto di costa compreso tra Capo Tri­onto e Punta Alice, fu, fin dall'Alto Medioevo, una delle più importanti piazzeforti militari della Calabria. An­cora oggi si accede al paese da una vera e propria porta, quella che i cariatesi chiamano "Ponte nuovo". Attraversan­dola, si ha l'impressione di entrare in un grande castello. Appena dentro ci si trova al­l'inizio della via principale del paese: Corso XX Settembre o, come si chiamava una volta, via Duomo. È su questo corso, infatti, che si trova la Catte­drale, raro esempio di chiesa neoclassica calabrese d'ispira­zione palladiana. L'esterno pre­senta una facciata porticata a forma di tempio prostilo; l'in­terno ha un aspetto basilicale, con tre navate divise da massiccie colonne in mura­tura. Affiancato alla Cattedrale è il seicentesco Palazzo Vescovile, la cui costruzione fu iniziata dal vescovo Fran­cesco Gonzaga nel 1649 e completata dal vescovo Gero­lamo Barzellino nel 1685, co­me risulta dall'epigrafe in latino murata in un angolo della fac­ciata. All'inizio del Corso XX Settembre, subito dopo il 'Pon­te nuovo", si trova il Palazzo del Seminario, della prima metà del Seicento. Il maesto­so edificio, che reca sul por­tone lo stemma in pietra della nobile famiglia mantovana, in­corpora uno dei torrioni medie­vali del paese ed è costruito sulle mura che guardano a mezzogiorno verso Terravec­chia. Un altro angolo interes­sante del centro è il Rione Valle, con le sue caratte­ristiche viuzze ripide che scen­dono verso la parte più bassa del paese: è qui che si trova il suggestivo Torrione della Valle, da cui si gode una splendida vista sul mare e su tutto l'esteso abitato di Cariati Marina. Su questo e sugli altri otto "torrioni" incorporati lungo tutta la cinta muraria, veri baluardi difensivi collegati tra loro per mezzo di cammi­namenti segreti, si attestavano i difensori della città, quando la popolazione cariatese avvista­va nel mare le galere dei pirati turcheschi. Lasciando il Rione Valle e salendo per la stretta via che costeggia le mura, si giunge in piazzetta G. Mar­coni, meglio nota come "il Ponte": un altro angolo sugge­stivo del Centro Storico, da cui si gode una bella vista della cinta muraria e della marina. Dal ponte, percorrendo una tortuosa stradina in salita (Salita S. Leonardo), si arriva alla piazza centrale, denomi­nata "Largo Plebiscito", ove si affacciano i balconi del Palaz­zo Vescovile e un angolo della facciata della Cattedrale, sul quale s'erge la Torre civica con Orologio costruita nel 1904. Fuori dalla cinta urbica, a 500 metri dal paese, sulla SS. 108 (Silana di Cariati) si trova il monumento più inte­ressante di Cariati: la Chiesa dei Minori Osservanti o di Santa Filomena, del sec. XV, in stile tardo-gotico, fatta costruire dal nobile fiorentino Bonaccorso Caponsacco, a quell' epoca signore del luogo. L' edificio, che originariamente faceva parte di un complesso monastico, conserva i caratteri strutturali originali: l'interno è costituito da un'unica navata, con copertura a copriate, e termina con un'abside qua­drangolare; l'esterno presenta una sobria facciata su cui spicca un bel portale ogivale in pietra. Interessante è la cupola a costoloni, rivestita all'interno con mattonelle policrome di maiolica decorate con un mo­tivo araldico.

PRODOTTI TIPICI

Prodotti tipici alimentari Olio; melanzane ripiene; "sar­della"; "Pitta cchu ri jiti"; for­maggi vari; caciocavalli; pesce azzurro; "ghiotta" a base di pesce; "fusiddi"; taralli. Prodotti tipici artigianali La tessitura al telaio di coperte e tappeti e la ceramica sono le attività artigianali tipiche di Cariati, anche se entrambe non sono più fiorenti come una volta. Mentre non mancano oggi i telai attivi, le botteghe artigiane dei vasai vanno scomparendo. Sono presenti, però, vari negozi di oggetti in terracotta grezza e ceramica, lavorati secondo la tradizione dei vasai cariatesi. Esiste a Cariati una tradizione cantie­ristica per la costruzione di barche da pesca. Nel circo­ndario sono rinomati i suoi maestri d'ascia.

 

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CURIOSITA'

1) Cosa scrisse lo scrittore Napoletano Cesare Malpica su Cariati dopo averla visitata nel lontano 1846?

<< Una piccola città a cavaliere d'un colle,cinta di mure, divisa in due da una strada,fiancheggiata da altri viottoli, con un Vescovado,un Seminario,e gli avanzi d'un Castello,avente essa stessa di lontano la sembianza d'un castello,gaia anzichè no,con bassi edifici,a causa della sua posizione , signoreggiante il mare, signoreggiata dai venti, antica anch'essa, e chiara nella storia dei bassi tempi,famosa per il passaggio degli uccelli,abitata da cittadini cortesi, tranquilli e operosi,silente,pittoresca:ecco Cariati..>>.

2) Chi fu il primo presidente dell'ospedale di Cariati (1977-78)?

Il primo presidente fu Vittorio Cosentino.

3) Da chi e quando fu costruita la S.S. 106?

Fu costruita intorno al 1954/57 da parte della ditta Ippolito da Nicastro,gli operai hanno alloggiato a Cariati grazie alla ditta Giangreco che aveva a disposizione per gli operai anche una mensa.

4) Come e quando si è acquisito il nome "Cariati"?

Tutto avvenne all'epoca dell'invasione saracena,prima il paese si chiamava "caria",cosi quando una ragazza fu calata dalle mura tramite una corda attaccata alla vite a sottolineare la resa e la liberazione del paese prese il nome di Cariati, che in gergo dialettale sta a significare "trainare-tirare-portare in spalla".

5) Quali sono i piatti tipici Cariatesi?

Quella Cariatese è una cucina tradizionale,a base di pesce,carni suine e verdure e del suo ottimo vino locale.
Piatti tipici di cariati sono la:
- Peppata a base di peperoni e patate;
- La zuppa di pesce;
- Peppata a base di vongole e cozze;
- Dolci:Pitta con le dita,crespelle etc.etc.;
- Tanto altro..
Come ottimo prodotto tipico locale vi è la "sardellina",apprezzata da molti turisti e consigliata da noi del posto.

6) La scuola, come centro di formazione e di cultura,è stata sempre riguardata con rispetto anche da parte delle classi meno agiate di Cariati.
A questa domanda di cultura lo stato e il comune hanno corrisposto,fino a trent'anni fà, non oltre il livello dell'istruzione elementare.
La diocesi è andata oltre questi limiti con il mantenimento in vita,per oltre tre secoli ,di un fiorente seminario dove si sono formati generazioni non solo di ecclesiastici,ma anche di intellettuali laici.
Dagli anni 60 in poi nel nostro secolo,Cariati dispone di un liceo scientifico,di un istituto professionale ,di due scuole medie e altrettante scuole elementari.
La popolazione scolastica è enormemente cresciuta.E' quanto mai auspicabile,pertanto, l'istituzione di un importante bibblioteca civica e di centri sociali come momenti di aggregrazione culturale e di libero confronto.

 

 

 

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ANTICHI PALAZZI GENTILIZI

In località Tramonti è possibile notare la presenza di alcune costruzioni antiche risalenti circa al XVII secolo. Alcune di queste sono state ristrutturate mentre altre si trovano ancora allo stato iniziale.

Trattasi di costruzioni sorte su poderi di proprietà del celebre principe di cariati Spinelli. Si può notare che questi palazzi sono circondati da uliveti aranceti vigneti ed altro. Col passare degli anni sono stati adoperati come frantoi o come riserve di conserve per le opere di raccolta di olive o di recipienti per olio; è importante mettere in risalto in posti adiacenti a codeste abitazioni la presenza di cappelle con tanto di nicchie e reperti religiosi risalenti al periodo. In risalto notiamo la villa dei Madera (oggi Fontanella), dei La marra (oggi Ciccopiedi) e palazzo Venneri i tre molto vicini tra loro, per giunta quasi dello stesso periodo. Attualmente queste dimore sono abitate da gente comune.

L antico palazzo La marra detto “Torre” ha avuto una quasi totale ristrutturazione ritoccando gli angoli dei giardini lasciando inalterato lo stile antico.

L antico palazzo Venneri strutturalmente ricorda un vero e proprio castello per la presenza di quattro torri che lo costituiscono e lo rendono caratteristico, la costruzione è articolata su due livelli dove all' interno è presente una piccola cappella, ed una stanza dove possiamo ammirare antichi oggetti di valore.

All'esterno del palazzo notiamo un ampio giardino con annesso un muro in pietra, che racchiude uliveti ed aranceti. Attualmente la dimora è un bene dello stato perché registrato alle belle arti.

Angelo Rizzo (foto)

Romualdo Ciccopiedi (articolo)

12-01-06

 

 

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